I GIOCHI DI CLAUDIO

È una storia che va raccontata ancora una volta quella di Claudio Velluti, che aveva una certezza nella vita: partecipare all’Olimpiade di Roma del 1960. Doveva solo scegliere se come saltatore in alto oppure come cestista. Partendo da Cagliari, dov’è nato nel 1939, era stato il secondo atleta in Italia a superare i due metri, ma anche il primo e (finora anche unico) sardo a giocare con le mitiche scarpette rosse del Simmenthal (due scudetti in tre anni) prima di tornare a Cagliari a scrivere la storia del Brill, Ma torniamo al 1960: Velluti scelse l’atletica leggera, perché la gara di salto in alto è una competizione individuale e non di squadra, una vittoria sarebbe stata soltanto sua. Scherzi del destino, però, la federazione di atletica gli chiese, alla vigilia dei Giochi, di rifare il minimo, ma non c’erano più gare a disposizione: fu pertanto iscritto a una prova di decathlon, e il minimo non arrivò perché affrontò la gara di salto in alto stremato. Niente Olimpiade. Ma neanche Coppa dei Campioni nonostante i due scudetti con Milano. Perché? Perché non esisteva ancora.