BASKET SARDO STORY – QUARTA PUNTATA

1969-1980

Il Mitico Brill

Quel decennio indimenticabile

Negli anni d’oro del Cagliari di Gigi Riva esplode nell’isola il boom del basket – I playoff scudetto del 1977 e la vittoria sulla Grande Ignis del 4 marzo 1973 – Anche il Cus Cagliari in Serie A femminile – La Nazionale in via Rockefeller

I favolosi Anni Settanta cominciano qualche mese prima del nuovo decennio: per l’esattezza il 15 giugno del 1969 quando sul campo neutro di Napoli il Brill Cagliari dell’allenatore livornese Otello Formigli batte 62-56 la Libertas Brindisi di Elio Pentassuglia nello spareggio che mette in palio la promozione in Serie A. Per la Sardegna è la prima volta, e a farlo è una società (molto ambiziosa ma proiettata verso il futuro) nata appena sedici anni prima. Quel giorno a Napoli comincia l’era del Brill, un’epopea straordinaria che ha caratterizzato praticamente tutti gli anni Settanta, per certi versi irripetibili perché il capoluogo della Sardegna vive una stagione impensabile solo pochi anni prima, in prima fila sia con il Cagliari di Gigi Riva che con la pallacanestro gestita dalla famiglia Pirastu.

È proprio grazie anche ai successi del Brill, e alla costruzione del palazzetto dello sport di via Rockefeller, che Cagliari può finalmente ospitare la Nazionale per un incontro ufficiale, primo match valido per le qualificazioni europee: il 29 maggio gli azzurri superano l’Albania per 74-59.

La definitiva retrocessione del Brill in Serie A2 è datata 13 maggio 1978 al termine dello spareggio disputato a Livorno contro Vigevano: è stata un’epopea cominciata alla grande ma finita nel peggiore dei modi. Dopo aver toccato con in panchina il coach marchigiano Carlo Rinaldi, il paradiso dei playoff scudetto nel 1977, infatti, Cagliari è precipitata nel burrone collezionando quattro retrocessioni nei successi quattro campionati (una in B annullata da un ripescaggio in A2) fino a toccare il fondo nella C1 del 1981. Ma la fine, per certi versi ingloriosa, di questa società non cancellerà mai tutto quel che di buono, di ottimo, di straordinario, ha fatto questo club fondato nel 1953 da Eusebio “Bebi” Mosca, capace di conquistare per due volte la massima serie: dopo la prima promozione del 1969 (e la successiva retrocessione del 1970) Cagliari è tornata in A nel 1972 dopo la vittoria, del 5 marzo, sul parquet di Siena.

Il top di questa straordinaria avventura sportiva non è stato tanto il quinto posto nella regular season del 1977 quanto quel che accadde il 4 marzo del 1973 quando sul parquet di via Rockefeller cadde la Grande Ignis di Aza Nikolic e di Dino Meneghin, che in quel momento era “solo” campione d’Italia, d’Europa e del Mondo.

Il merito di tutto questo è legato al nome di una grande famiglia di cestofili, i Pirastu, ai quali è stato tardivamente ma giustamente intestato il Palasport di via Rockefeller. Sette campionati in A, disputate 219 partite, le vittorie sono state 96, poco più di 18.000 i punti realizzati. Un appuntamento irrinunciabile per la città, letteralmente impazzita.

Le cose però non erano cominciate nel migliore perché il primo campionato in A, nell’anno dello scudetto del Cagliari, era stato un calvario: ultimo posto con tre sole vittorie, a causa soprattutto della fuga dell’unico americano, il primo nella storia della pallacanestro sarda, Gregory Howard. La punizione erano state due stagioni purgatorio in B: ma nel 1972 il Brill, ancora con Formigli in panchina, si ripresenta e diventa una protagonista della pallacanestro italiana che prenderà atto della forza di questa squadra, capace di andare avanti fino a che le risorse economiche avevano permesso sostanziosi interventi sul mercato.

Il Brill era, in realtà, una sezione dell’Unione Sportiva Cagliari: un po’ come oggi avviene con Barcellona e Real Madrid che praticano sia calcio che pallacanestro. Non solo: l’Olimpia aveva portato a Cagliari coach leggendari come Vittorio Tracuzzi e, già in A1, aveva chiamato (ed era stata una delle prime a farlo) allenatori d’oltre oceano come Howie Landa e Ed Janka.

Il potere della pallacanestro sarda in questo decennio è rafforzato anche dalla presenza, in Serie A, di una squadra femminile: il Cus Cagliari di Roberto Usai, conquista la promozione il 24 maggio 1974 vincendo 48-41 a Palermo. Retrocesse il primo anno dopo aver perso tutte le partite, le universitarie tornano in A dopo un solo anno di purgatorio, per restarci altri cinque campionati. La retrocessione è del 1977. Il Cus Cagliari tornerà in A solo nel 2011, grazie a una promozione a tavolino.

Ma negli anni d’oro del Brill c’è un’altra realtà che conquista a sorpresa la ribalta: è la Libertas Oristanese allenata da Cici Soro che conquista la B nel 1975 e a quei livelli, un solo gradino dietro il Brill, giocherà per quattro incredibili stagioni. L’Oristanese diventa una succursale del Brill: molti giocatori che non trovano più spazio in A1 accettano di rendere concrete le ambizioni della squadra della neonata provincia facendo diventare anche il palasport di Sa Rodia un ombelico del basket isolano.

Tra le grandi promesse del Brill ce n’è stata una straordinaria: è Tore Serra, che si fa valere anche in campo internazionale. Nel 1974, appena diciannovenne, partecipa ai campionati europei juniores in Francia. L’ala del Brill torna a casa con una storica medaglia di bronzo: decisivi per quel terzo posto i suoi 18 punti realizzati contro la Svezia.