F8, RICORDANDO CON GIOIA E RABBIA

Se chiedete a Meo Sacchetti qual è stato il trofeo più bello tra i cinque che ha vinto a Sassari (promozione in A, due Coppe Italia, una Supercoppa e uno scudetto) vi risponderà che il Final Eight del 2014, il primo, è quello che di più gli è rimasto nel cuore. Proprio perché è stato il primo, e poi perché la Dinamo, ancora dei cugini Diener, di Marques e Caleb Green, di Omar Thomas, doveva uscire al primo turno: l’avversaria era Milano, non c’erano speranze. E invece accadde l’incredibile. Vittoria di due punti, con Tessitori in quintetto per l’assenza di Gordon, e poi la semifinale con Reggio Emilia e la finalissima con l’allora imbattibile e potentissima Siena. L’episodio da raccontare, oggi, non è solo la notte successiva al trionfo, quando il presidente Sardara era disperato perché si erano perse le tracce di Caleb Green e soprattutto del trofeo (“temevamo se lo fosse venduto in qualche mercatino” è una battuta che ha fatto epoca) ma quel che accadde la mattina dopo il successo su Milano. In tanti, al seguito della Dinamo, anche fra i dirigenti…, si affrettarono a spostare aerei, a confermare camere e a comprare biancheria intima di ricambio. Perché in tanti erano convinti che l’avventura sarebbe durata ben poco.