ALLE RADICI DELL’ESPERIA

Da sinistra in alto: Mulas, Ceccaroni, Spada, Meloni, Boaretto, Manca. In basso: Maxia, Pitzianti, Fara, Bolognesi, Usai.

Marco Mulas, che ha fornito questa foto, era l’uomo di ghiaccio, l’iceman di una squadra invece molto calda, che quando si accendeva come un cerino non ce n’era per nessuno. Squadra fatta in casa: aveva un innato talento offensivo oltre che un coach, Paolo Manca che era vent’anni avanti a tutti. Questa Esperia, la cui chioccia era stato Roberto Usai, forse non immaginava che un giorno sarebbe arrivata a un passo dalla A2. Che cosa mancava? Appena troviamo un pivot, si diceva allora a Monte Mixi, è fatta: e il pivot era arrivato, dalla Puglia passando per il Sarrabus: era Massimo Turella, un top nel suo ruolo. Ma non solo: pur essendo copertissima nel ruolo di playmaker (lo era Gigi Maxia, un gigante) era arrivata l’esplosione di Pippo Lai e del suo alter ego Stefano Pillosu. La leadership di Pitzianti, le mani roventi di Boaretto e Meloni (ma anche Bolognesi e Fara sapevano dov’era il canestro), la fertile atipicità di Ceccaroni e Spada: erano state le robuste radici che avrebbero generato la squadra che negli Anni 80 ci aveva asciugato le lacrime piovute quando il Brill, all’improvviso, era uscito di scena.