TUTTE STORIE

Altre due storie, queste molto border-line, risalenti alla preistoria del basket sardo. Reati ormai prescritti. La prima è un falso tesseramento. Un giocatore voleva cambiare squadra ma la società non gli aveva concesso il nulla-osta. Poco male, quel giocatore aveva ugualmente cambiato squadra ma giocava sotto falso nome. Soltanto in trasferta, nella penisola, però: dove non lo conosceva nessuno. La seconda è un presunto caso di doping. Dopo una settimana a letto con una influenza da cavallo, a un giovane cestista viene fatta, dal medico di famiglia, alla immediata vigilia del match successivo una innocente iniezione di corteccia surrenale, una sostanza che oggi è doping ma allora no, con la risultanza che, dopo aver scaldato panchina per 32′, era stato gettato nella mischia negli ultimi 8′ durante i quali aveva segnato 16 punti trascinando la propria squadra al successo, in rimonta. A fine gara il suo avversario diretto, un romano, più stupito che arrabbiato, gli aveva semplicemente chiesto: ma chi è quel cesso del tuo allenatore che ti ha tenuto in panchina per mezz’ora?