GIOVENTU’ (GRANATA) BRUCIATA

Li chiamavano “piombi” ma non meritavano tanto disprezzo, i granata. Perché, con coraggio, l’Esperia (di Giorgio Di Matteo e Paolo Manca e Beppe Muscas con un breve interregno di Dionisio Mascia) aveva tentato di raccogliere il testimone dal Brill, con ben altri mezzi, soprattutto economici. Ma questa squadra, costruita nel vivaio e ritoccata con piccolissimi innesti sul mercato continentale, è stata a dir poco maledetta. Perché, negli anni Ottanta, ha giocato cinque partite che valevano la promozione in Serie A2. E le ha perse tutte. Vediamo

Playoff 1986: l’Esperia di Beppe Muscas (unico “straniero” Mauro Fortunato) si accoppia con Cremona, vince garauno a Cagliari (80-74) e dunque ha due match point a disposizione ma li brucia entrambi perdendo male sia la rivincita (100-85) che la bella in via Rockefeller (83-67). Il terzo incontro che vale la A2 è lo spareggio secco di Caserta contro Pescara, finito anch’esso male (83-77).

Non finisce qui: nel 1991 l’Esperia (di Gianni Zappi) sembra davvero giunta al traguardo che ha inseguito per un decennio. Nei playoff si accoppia con Ferrara e la squadra (costruita ancora sull’asse Lai-Turella ma irrobustita dal quartetto Bortolon, Pizzetti, Lorenzi e Sala) vince addirittura garauno in trasferta (86-83). Il match del 19 maggio a Cagliari sembra una formalità, tutta Cagliari è pronta a far festa ma i granata, travolti dalla pressione, cadono 82-91, fallendo anche il quarto match point. L’ultimo è senza storia: l’Esperia crolla a Ferrara (99-71) nella bella. E quel giorno si chiude il comunque splendido decennio dell’Esperia, dopo il Brill la più bella storia del basket cagliaritano. Aspettando la Academy, che deve meritarsi sul campo quel che ha acquisito a tavolino.