LA NOSTRA STORIA (6)

All’alba degli Anni 90 la Sardegna ha perso l’occasione di avere un derby in A2. La Dinamo ci è appena arrivata: nella stagione 1989/90 disputa infatti la sua prima “cadetteria”, torneo nel quale sembra quasi un oggetto estraneo. Qualcuno l’ha perfino ribattezzata la diciassettesima squadra di B1 perché non gode di particolari attenzioni in A2, spesso ci si dimentica perfino di menzionarla nei servizi giornalistici alla immediata vigilia del torneo. E invece la Dinamo, affidata a Cesare Pancotto, si salva e nella stagione successiva avrebbe potuto affrontare l’Esperia se l’Esperia non avesse gettato alle ortiche l’ennesima chance per far tornare Cagliari nel secondo torneo nazionale. Succede che i granata, allenati da Gianni Zappi, disputano una stagione esaltante, per certi versi inattesa, approdando nei playoff, che prevedono un solo turno. L’Esperia (terza) gioca garauno in trasferta, a Ferrara (seconda), e la vince: sembra fatta. E invece la maledizione dei playoff, come con Beppe Muscas in panchina a metà degli anni 80, si ripete: pesante sconfitta in via Rockefeller nel giorno forse troppo frettolosamente definito della gloria e poi la puntuale, a quel punto inevitabile, sconfitta nella “bella” di Ferrara. La A2 resta un sogno, un miraggio, una utopia. E, soprattutto, quel bel gruppo di talentuosi granata nati all’alba degli Anni 60 comincia a essere oramai un po’ logoro. Salta così il derby con la Dinamo che nel frattempo prende sempre più confidenza con la A2: nella stagione 1994/95, al quinto anno nel secondo torneo nazionale, il Banco di Sardegna partecipa per la prima volta ai playoff per la promozione in A1. Ma c’è dell’altro in questo decennio che scivola via, tutto sommato, senza grandi emozioni: nella primavera del 1994 la Santa Croce Olbia conquista la promozione in B1, altrettanto fa, cinque anni dopo, il Cagliari allenato da Marco Morganti. Sembrano essere due segnali benauguranti, come quelli che riguardano le promozioni in B2 di altre piazze come Sant’Antioco (Sulcis Spes), Nuoro (Gennargentu) e Sassari (Sant’Orsola) invece sono soltanto fuochi di paglia, soprattutto la B d’Eccellenza si dimostra troppo competitiva ed economicamente insostenibile per le risorse della pallacanestro isolana, troppo legata all’intervento di danaro pubblico. C’è sempre più la Dinamo sola al comando. Però la squadra del presidente Dino Milia chiude male il secondo millennio: Sassari colleziona infatti, tra il 1998 e il 2000, due retrocessioni consecutive. La prima viene annullata da un ripescaggio (la Dinamo acquisisce il titolo sportivo di Forlì), la seconda è invece fatale. Sassari, e con essa tutta la pallacanestro isolana, comincia così il terzo millennio in B1. Sarà lì solo di passaggio. Prima di spiccare con Sassari, mentre Cagliari va sempre più giù, un volo meraviglioso.